LoveatTravel - Fast and Curious

L’ora è fuggita… e muoio disperato… macché… semplicemente la inseguo e fuggo con lei!

14 giorni, 8 città, 8 aerei, 9 incontri di lavoro, plastic food aereo, Olanda India Cina nel piatto e nel bicchiere. Un continuo salire e scendere fra hotel taxi, pulmini, treni pneumatici auto elettriche, non manca neanche l’incontro con un pogo. E mal di schiena con agopuntura inclusa.

Già dal primo volo un assaggio di India con il curry nel cuore. Mulini a vento e biciclette  lasciano il passo ad altre biciclette e mucche moto autobus in circolazione indefinita.


A Delhi con 45° si deve stare attenti a non ustionarsi solo muovendosi e, sembrerà strano, il piccante risulta meno “caldo”. Biryani a gogò (riso e verdure con pollo o altra carne oppure senza carne e più verdure) con yogurth e altre  amene salsette bianche e rosse, ma pure arancio se fatte con carote oltre che con mille spezie, una più buona dell’altra. Tutto da raccattare con il naan, morbida focaccina-cucchiaio cotta nel forno tandoori, con o senza aglio,  e alternativa alla focaccia chapati, non lievitata e più secca. Entrambe una memoria quasi italica...
Birra Kingfisher e ora molto più the, dopo che una recente legge impedisce di servire qualsiasi bevanda alcolica entro 500 mt dalle strade e autostrade per ridurre gli incidenti. Chicken tikka ma anche pizza Domino per i break veloci di lavoro, sempre meglio delle terribili “penne al pesto” philologically uncorrect: ammasso scotto di pasta, mayonese, aceto, olive formaggio e il pesto chissà dov’è. 

D’obbligo del Mukhwas a fine pasto, sassolini ed erbe rinfrescanti da sgranocchiare, a base di menta e altro per pulire la bocca o cosa ne è rimasto.



Un battito d’ali (e anche un paio di eliche tanto per essere sicuri) ed eccoci a Hong Kong il passaggio nei soliti posti-non posti amici e inebrianti, dallo street food truculento pulp fiction con teste di anatre e pancette intere appese qui e qua ai locali new age con cibi microscopici altamente estetici che sembrano cucinati con mosse tai-chi... come immerso nel blob spunta il Michelin da strada  a Wanchai con i nervetti e zuppette misteriose e interno da documentario del National Geographic.





Inutile dire che si può replicare all’infinito di notte nei ristorantini in ogni traversa di ogni quartiere, soprattutto nel mistero delle zuppette e di ogni altra cosa sarà nel piatto. Per dissetarsi un buon sagu al mango (grosse palline gelatinose di tapioca e succo di frutta, da bere con grosse cannucce per far passare le grosse palline, altrimenti vi si strizza il cervello nel tentativo di bere J)


Arriva la Cina vera al suono del Guang dong (credetemi: l’hostess si chiamava Ding Ding…) e stavolta proviamo il gemellaggio italo-cinese neanche fossimo qui per Inter-Milan: la prima poltrona rossonera in un pub mi fa quasi venire il dubbio che abbiano venduto anche la Lucchese.


Quindi pizza, ma alla moda cinese, e cioè visto che il cibo non si tocca con le mani e con le bacchette sarebbe un incubo mangiare la pizza… ci si mettono i guanti come quando si fa benzina al self-service. Il bello è che la pizza costa quanto un litro di benzina.





Prosegue il gemellaggio con l’Italia; ecco i noodles-spaghetti e un derivato con nome impronunciabile che assomiglia a finissimi maccheroncini con minuto ragù (bianco) di carne e verdure e peperoncino. Altolàchivalà.

Il classico pesce bollito e guarnito di erba cipollina, gran botto finale di pranzo, a sud di Guangzhou viene servito con una curiosa bacca magica che insaporisce, tipo mentuccia zenzerata. Se la si prova pura rompendola con i denti… pofff… ohhh… la mentuccia zenzerata si impadronirà della vostra lingua SOLTANTO (nel senso niente gengive o palato o gola) e non la lascerà per qualche ora, anestetizzandola di molto assai. Il nome della bacca è: ahsjlekbills..kk!prdsch)##. Questo almeno dopo averla morsa e pronunciando con la lingua anestetizzata.


Il dolce è servito più come antipasto sotto forma di piccole piadine cicciottelle o ritagli di para-crostate. Cartellino giallo (sic...) ma insomma si è visto di peggio. Arrivati alla frutta, ci rimettiamo in sincronia alimentare.
I menu come al solito sono una raccolta di foodies più o meno belli per farsi capire anche fra cinesi. Certi menu hanno foodies di classe e sono essi stessi in vendita. Però… mica male…eletta Idea lucchese ad honorem.


A fine pasto, ma anche ad inizio pasto (qui la bocca ci si pulisce in continuazione), una grappa di canna, tenuta sottoterra in vasi coccio sigillati e da aprire a martellate. Vi ripaga dello sforzo un liquido chiaro e trasparente, infido come l’acqua per un alpino: 50°, non accendete fuochi nelle vicinanze! Ma voi con un sorso siete fuori legge dagli incisivi in poi…

Il lungo loop si conclude di nuovo a Hong Kong dove non c’è tempo (molto stile hongkongers) e quindi si resta nell’asettico e si entra in un Pizza Hut. Strano, in montagna le capanne (Huts) sono un rifugio dal freddo, qui forse hanno capito male: fuori fa 27° ma dentro si sfiorano i 27° sottozero. Se non vi beccate la congestione prima della ingestione, potrete fare diventare il vostro stomaco il secondo posto al mondo dove si trovano insieme in un solo boccone  farina, gamberoni, pomodorini, formaggio, olive, wurstel, maionese e ananas. Il primo resta la pizza Prawn and Scallop StarBites, e credo siano modesti, qualcosa non lo dicono.







All’ultimo giorno ci tocca anche l’esperienza della rosticciana completamente coperta di pepe rosso. Qui forse il guanto era meglio ingoiarlo. Potete immaginare il nome della pietanza in cinese… sì sì... come prima: vocali e consonanti in libertà, laringali e affricate che si affrettano all’uscita dopo lo starnuto da pepe rosso e una Tsingtao bevuta in un sorso. L’acqua calda con limone di servizio non bastava neanche ad Ironman, che comunque avrebbe pure lui parlato con la voce falsata da elio misto ad esafluoruro di zolfo per un bel po’.


Su un volo interno come snack scarto, eroico, degli Zhong-zi (esame tranquillo, scritto e orale facili): triangoli 3d in foglia di banano (forse) e dentro trovo riso gommoso  misto a carne tritata e onnipresenti verdurine. Gentili torroncini: dolcetto. Forse si attaccheranno ai miei denti per sempre … scherzetto.


Per tacitare le proteste di piazza delle mie budelle al 13° giorno di lotta scelgo “minestrone”. Hong Kong lo sai I love you ma… Zuppa alla frantoiana arrivoooooooooo!

(Post fatto al volo… in volo. KL888)






Francesco Funaioli
(Funa, il Viaggiatore Romantico)






















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